Il Secondo Passo

la vita è una cosa seria che andrebbe presa un po' alla leggera

Per Teresa Sarti Strada 12 ottobre 2009

Filed under: Politica & Attualità — ajayer @ 14:05
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www.emergency.it

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Teresa non era certo solo una danna. Era una delle migliori espressioni del genere umano.

Basta con la retorica; io nemmeno l’ho conosciuta. Ma so quello che ha fatto. Me lo ha raccontato suo marito Gino a una cena di beneficenza quando ero più piccolo.

Era il Dicembre del 2001 e io, giovane ignorante com’ero, mi annoiavo parecchio tra vecchie milanesi in abiti sgargianti accompagnate da consorti in giacca e sorrisi.

Gironzolavo tra le persone piluccando qualche stuzzichino e pregando intimamente il Dio in cui credevo di credere (!) che la serata finisse presto.

Verso le undici e mezza – ben oltre la mia sopportazione - mi si para davanti un signore dalla faccia simpatica e dalla folta barba bianca. Scambiamo due parole; scherza con me, mi strappa un paio di sorrisi e mi racconta del suo lavoro e di Teresa, sua moglie, che lo assiste nella sua opera quotidiana: la famiglia è il mondo.

Fa il medico, Gino Strada, e io sono lì – mi spiega – per una raccolta fondi in favore di “Emergency”; lo ascolto e non mi annoio.

Salutandomi mi regala una maglietta con una ”E” dentro un cerchio. In cambio, senza nemmeno chiederla, riceve la mia paghetta settimanale…

Oggi non ho più la maglietta, ma tutti gli anni mi viene ancora voglia di lasciargli la mia “paghetta”…

Teresa era sua moglie, almeno fino al primo giorno di Settembre di questo buio 2009. Un anno buio, in cui un tumore l’ha portata altrove, in cui il Nobel per la Pace finisce ad Obama…

Gino Strada    Mondo Strano, il nostro…

                                                                                                                                            A.J.Ayer
 

Saviano: uno di noi 9 ottobre 2009

 ”Il vero eroe e chi non muore uccidendo”
                                                                             Ghandi
“L’Amore e la bellezza sono le uniche due cose che fanno paura al potere”
                                                                              Roberto Saviano
             
“Chi è Roberto Saviano?”.
Non puoi rispondere a questa domanda se non hai mai voluto rispondere a un’altra, di domanda:” Cos’è la mafia?”.
Alla prima domanda si può rispondere in tre modi diversi. Si può dire che è uno scrittore, “quello di Gomorra”; oppure si può rispondere che è ‘solo’ un ragazzo di 28 anni che cerca di affrontare la sua vita nonostante i pericoli cui è soggetto. Infine si può dire che è un eroe. Una di quelle rare figure nel panorama della storia.
Mi chiedevo di recente dove fossero finiti gli eroi e proprio ora mi accorgo che QUESTI sono i nuovi eroi. Gente con un’anima materiale, che va in TV a dire nome e cognome di mafiosi, criminali e assassini (tutti sinonimi) con la naturalezza di chi parla di solito in TV della Franzoni, del ragazzo che ha ammazzato i genitori, dell’ennesimo errore arbitrale e via dicendo.
Perchè QUESTA è la mafia: è quello che non si dice di lei. Una rete criminale organizzata a vari livelli che riesce a permeare, “infettandoli”, i meccanismi imprenditoriali e istituzionali. La mafia è un cancro che ha metastasi un po’ ovunque nel mondo; nord Europa e America, Africa e via dicendo. Una multinazionale della droga, degli schiavi, degli appalti, delle estorsioni, delle costruzioni, della sanità, della politica.
In tutto ciò che ‘fa soldi’, la mafia c’è.
E’ così che funziona. Diciamo che le tre organizzazioni criminali di stampo mafioso, che sono la Comorra, Cosa Nostra in Sicilia e Mafie calabrese e pugliese, che contano come una ma che di fatto sono realtà separate, fatturano insieme circa 100 miliardi di Euro con i traffici su cui, ovviamente, non pagano nemmeno un centesimo di tasse. Sono solo cifre :
1) 100 miliardi di Euro corrisponde a circa il doppio del fatturato modiale della Fiat ( tra veicoli commerciali, Iveco, macchine agricole, assicurazioni, autovetture di Fiat Alfa e Lancia e via dicendo ).
2) Con 100 miliardi di Euro lo Stato italiano vara due finanziarie.
3) Considerando che siamo 58.751.711 e i miliardi a disposizione sono 100…Ogni singolo cittadino ( tra cui neonati, montanari, anziani, barboni ) potrebbe incassare, già tassata, una somma di circa 1.500…Così; gratuitamente.
Questo non avviene perchè la gente ha Paura; perchè è nella logica della paura che devi vivere se vuoi sopravvivere. Se affronti il nemico sei un morto che cammina. Come pare abbiano promesso a Saviano.
Ma lui non cede perchè sa che se oggi io sto scrivendo sul blog queste cose, domani qualcuno potrebbe leggerlo e rendersi conto di come sarebbe la sua vita se del suo stipedio metà se lo prendesse lo stato e l’altra metà la mafia, specialmente di questi tempi.
Magari chi legge questo articolo commincerà a pensare che non sono solo film, e che i mafiosi non sono ciccioni con il sigaro. Sono ovunque a da nessuna parte, ma esistono. Perchè i morti li vediamo tutti. Loro hanno paura delle nostre coscienze. Temono la consapevolezza, la piena consapevolezza che un giorno avremo di loro; e quel giorno la paura diventerà rabbia. Loro di questo hanno paura, non dei 400 militari inviati sul territorio. Loro hanno paura dei mass media che danno spazio a persone come Saviano di raccontare queste storie. Loro sanno che in una democrazia si può comprare un governo ma non una coscienza. Questo è quello che li terrorizza. La gente e la sua esasperazione.
Ci metteremo decenni, forse non ci riusciremo mai; ma finchè nascerà gente che ha il coraggio di parlare, sacrificando la propria vita per due volte ( prima vivendo sotto scorta e poi lasciandoci la pelle ), credo che varrà sempre la pena di provarci. 
                                                                                                                             A.J.Ayer
                          
                                                                                                          
 

Un lavoretto ancora da fare… 9 ottobre 2009

Stavolta non si parla di poesia, di aria fritta; stavolta faccio lo scienziato:

Oltre alle 1136 persone che il governo degli Stati Uniti ha già ucciso dal 1977, per le quali purtroppo non possiamo fare più nulla, restano ancora delle esecuzioni sospese che vedranno il loro compimento entro il 2009. Delle anime in fila che hanno già staccato il numerino per l’inferno; o il paradiso. Il 73% sono neri, il 69% malati di mente e sono tutti sotto i 40 anni di età.
Vorrei poter dire che se tutti leggerete questo intervento allora il presidente Obama prenderà la decisione di abolire la pena di morte. Ma mentirei. Il presidente degli Stati Uniti infatti, come tutte le altre cariche dell’esecutivo ha solo il potere di concedere la grazia che non comporta il rilascio di un prigioniero ma la commutazione della sua pena in ergastolo.
C’è chi dice che sia peggio lasciare un uomo per tutta la vita costretto in una cella; ma non gli credo. Io credo sia incivile trascinare un uomo in un corridoio lungo milleottocento passi, legato e costretto al lottare con il proprio fisico. Sì, perchè il problema è che il fisico non ti regge; riufiuta l’idea di andare a morire. Il cuore batte furiosamente, il respiro si fa affannato e le gambe ti cedono. Se sei abbastanza folle, incosciente o forse coraggioso i sintomi ti portano vicino al collasso ma riesci, non sai nemmeno tu con quali forze, a raggiungere la sala; altrimenti il tuo cuore e i tuoi muscoli perdono il controllo.
E’ il caso di Lamont Reese. Era il 20 giugno del 2006. Nel carcere di Huntsville (Texas) il condannato ha lottato fisicamente con tutte le proprie forze e fino all’ultimo momento. Ha lottato anche dentro la camera dell’esecuzione urlando ” Mi state assassinando!”. La madre, che stava nella sala dei testimoni, iniziò a prendere a calci il vetro che la separava dal figlio. Le guardie la dovettero allontanare dalla sala con la forza. Caro lettore, ti presento la Vergine Maria.
Gli Stati Uniti hanno diverse tecniche con cui ammazzarti; la fucilazione e l’impiccagione sono state ormai abbandonate perchè considerate troppo ‘violente’ per il detenuto.
Adesso possono scegliere se ucciderti su una sedia elettrica, con un’iniezione al veleno o in una camera a gas.
Nel primo caso ti legano a una sedia elettrificara e, dopo averti accuratamente rasato le parti che entreranno a contatto con gli elettrodi, attivano un generatore che produrrà una corrente che va dai 500 ai 1900 volt. Se non ti abbattono con la prima scarica ( il che significa che perdi coscienza ma i tuoi organi funzionano ancora) te ne danno un’altra. Ma siccome sono un grande popolo, se sopravvivi alla terza scossa ti liberano; non è mai successo.
L’esecuzione più corta con la sedia elettrica  durata 6 minuti, la più lunga 15.
Se invece il metodo scelto è l’iniezione letale allora le cose cambiano. Ti vengono iniettate per endovena 3 soluzioni diverse. Prima un sedatico che ti faccia perdere coscienza (generalmente un barbiturico, ne avrete sentito parlare nei gialli, lo usano spesso gli assassini); poi vanno con una dose massiccia di un derivato del curaro (brumuro o altro) che ti rilassa i muscoli a tal punto da impedire al tuo diaframma di funzionare correttamente; poi, ora che non respiri più, ti inettano una dose, stavolta più contenuta, di cloruro di potassio che provoca l’arresto cardiaco.
Anche in questo caso la morte sopraggiunge tra i 6 e i 15 minuti. Se però il condannato si dovesse agitare (come se fosse possibile non esserlo…), o in presenza di malformazioni, o per un qualsiasi errore di miscelazione delle sostanze, i veleni entrerebbero nel tessuto muscolare provocando dei dolori atroci e degli spasmi causati dalla mancata possibilità di respirazione.
Questa è la storia di James Aurty, morto dopo dieci minuti di urla e spasmi forsennati. Quel 14 marzo del 1984 l’ago era “leggermente ostruito”.
L’ultima tecnica ancora in voga nella più grande democrazia del mondo (in quanto a numero di abitanti) è la camera a gas. Sì, proprio la stessa dei nazisti.

Il condannato viene legato a una sedia in una camera stagna. Uno stetoscopio fissato al torace viene collegato a delle cuffie che si trovano nella stanza adiacente, nella quale i testimoni possono seguire in compagnia del medico l’agonia del condannato: un ascolto ‘live’ della morte. L’esecuzione avviene attraverso la liberazione nell’aria di cianuro che viene introdotto tramite un tubo che finisce sotto la sedia del condannato. Qui comincia la reazione chimica che porta alla formazione del gas: due pastiglie di cianuro di sodio vengono gettate in acido solforico; l’acido cianidrico che si sviluppa, evapora e satura l’ambiente. La morte sopraggiunge per asfissia, perché il cianuro inibisce l’azione degli enzimi respiratòri che portano il sangue alle cellule. In genere lo stato di incoscienza subentra rapidamente, ma può ritardare se il prigioniero tenta di prolungare la propria vita trattenendo il fiato o respirando lentamente (cosa che, non so con che coraggio e barlume di umanità, gli viene sconsigliata di fare prima dell’esecuzione…). Capita, non di rado che gli organi continuino a funzionare per circa otto/dieci minuti dopo la perdita di coscienza. Così è morto Jimmy Lee Gray, il 2 settembre 1983.Le sue convulsioni durarono 8 minuti e riprese fiato per 11 volte, sbattendo ripetutamente contro un palo che si trovava dietro di lui. Alcuni testimoni riferirono che quando le guardie li invitarono ad uscire dalla sala dove assistevano all’esecuzione, Gary non aveva l’aspetto di una persona morta. Con lo stesso metodo è stato assassinato Carly Chessman, risultato poi innocente.

Come Barnabei e tanti altri…

                                                                                                                                   A.J.Ayer

 

Dal 1963, con affetto…JFK 9 ottobre 2009

Filed under: Politica & Attualità — ajayer @ 11:29
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“Ciò che essenzialmente ci accomuna tutti è il fatto di abitare su questo piccolo pianeta.
Respiriamo tutti la stessa aria,
abbiamo tutti a cuore il futuro dei nostri figli,
e siamo tutti mortali…”
                                                                           John Fitzgerald Kennedy
 

 
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