Il Secondo Passo

la vita è una cosa seria che andrebbe presa un po' alla leggera

Poema di Vita e Morte, senza Miracoli 27 dicembre 2009

Filed under: Rime & Poesie — ajayer @ 10:28
Tags: , , , , , , , , , , ,

Quando il cielo si aprirà,

bagnato dalla pioggia del piacere,

io sarò come un uomo,

sbalordito

crederò di vedere la fine del mondo.

Venere gelosa, Dio stesso, ti hanno portata via.

So di non meritarti e di non meritarlo:

il mare, il sole, mediterraneo…

Il te vedo il Futuro:

vita.

 

Omaggio Ombrosso, frutto acerbo di Riflessioni e Rifrazioni, alla Bellezza 27 dicembre 2009

Filed under: Rime & Poesie — ajayer @ 10:24
Tags: , , , , , , , , , , ,

 

Bellezza,

arma violenta della materia,

che àrbitri la mente e l’istinto,

sei solo fendente dell’anima,

sei solo felicità nel sorridere.

Sei tu,

con il tuo apparire,

che hai rapito anche gli Dei.

                                                                                     Esperimento Ermetico Neoclassico di,

                                                                                                        A.J.Ayer

 

Ermetici squiLibri 12 novembre 2009

Filed under: Rime & Poesie — ajayer @ 16:06
Tags: , , , , , , , , , , ,
Montale

ermetici squiLibrI

O voi ch’avete li intelletti sani

mirate la dottrina che s’asconde

sotto ‘l velame de li versi strani

Commedia di Dante Alighieri, Inferno IX, 61-63

 

 

 

Verrà un tempo,

che è già polvere di mille memorie,

in cui Dei, Bardi ed Eroi

geleranno il loro frenetico fremere.

(Tam magis…magno fremito fit murmure!)

Oggi è un giorno di festa:

gli Dei si scambiano segni di pace

mentre in piazza

(Buco nero tra libertà e sangue!)

Gli Eroi si avventano sugli avanzi

Di una masticata cena divina.

I Bardi, avvolti dai fumi di questi tempi fragili,

piangono lacrime acide,

che scavano in volto trincee,

che conducono alla cecità:

(benedetta psicoanalisi)

Davvero non abbiamo il tempo

Per fissare gli autografi

Di questa primavera

Sui rami dei ciliegi?

Poi la radio:

while the shy guys,

with tired eyes,

eat screens with unwinged skies,

a poor man, young or child,

unearthing food from fragile

graves,

silently and pecefully dies.

                                                                                  A.J.Ayer

 

La stanza dal cielo Viola 28 ottobre 2009

Montmartre e i tetti di Parigi

Chris scrive da qui...

LA STANZA DAL

CIELO VIOLA

 

Parigi, 27 Ottobre 1789,

Chris scriveva poesie dai tetti.

Non aveva mai amato la strada: così bassa, così impersonale, così scontata.

Era Dicembre e nella sua soffitta singola dominava un silenzio bianco. L’arredamento della mansarda di Chris era composto principalmente da libri: di ogni genere (non solo letterario, s’intenda…); invece il resto della mobilia era composto da due cassettoni di legno che profumavano la stanza di resina, come fosse un ricordo del bosco di abeti da cui provenivano, e da un letto che adesso, al centro della stanza, era disfatto almeno quanto Chris.

Charlotte, la sua amica puttana, era rimasta da lui per la notte e il sesso, con tutta la confusione che produce, lo aveva calmato.

Lei però ora non c’era più; era uscita nel bianco della neve ed era una farfalla che, davanti alla luce, proietta le sue ombre sul mondo.

Lui era andato sul tetto per guardarla allontanarsi, piccolo puntino nero in un mare candido e meschino.

C’era neve…una neve bianca.

Lo sguardo di Chris era clinico. Adorava guardare il mondo dal suo tetto e si nutriva della vita che bruciava nelle strade vista da lassù.

In quel momento si accorse che la folla ai suoi piedi stava congelando; si accorse che i bambini, vestiti con stracci e cappotti rammendati, battevano i denti per il freddo assassino e per la stanchezza delle sedici ore di lavoro che erano costretti ad affrontare in fabbrica. La mattina, ancora assonati, venivano portato in braccio dai genitori infreddoliti (fortuna di pochi, averli) ai cancelli delle fabbriche.

Il mondo e il tempo non sono luoghi di Giustizia.

Lo capì vedendo che dietro le calde finestre, i governanti, i custodi di Dio e i difensori del popolo, proprio quelli che adoravano usare parole come ‘comune’, ‘uguaglianza’ e ‘giustizia’, che fissavano le scene di disperazione senza smettere di fare colazione: “quanto zucchero? Tè o caffè? Macchiato? Quanto latte? Mi passa i biscotti?”.

Nel frattempo, Jean, otto anni, iniziava a morire: per la fame e per il freddo, coprendo con il suo corpicino la sua sorellina, Alìs. Mamma e papà non c’erano e, pensò Chris piangendo, forse non c’erano mai stati.

Le lacrime che Chris versò per Jean il bambino, per Jean il fratello, per Jean l’eroe gli ricordarono che la vita è dura.

Ma dal suo tetto, nella Rue Allent, attraverso i giardini delle Tuileries, scorgeva un movimento festante Place de la Concorde; gente in maschera. Ammiragli, pirati, papi e regnanti ballano nella stessa piazza al ritmo di Mozart.

Chi sorridesse e chi piangesse dietro a quelle maschere, non interessò più di tanto Chris. Aveva la mente altrove.

“ Un carnevale del mondo che sta congelando; quelli che possono e quelli che contano festeggiano come idioti una qualche vana ricorrenza: tutte scuse per non pensare alla morte, vostra e delle vostre coscienze”.

Chris ebbe la sensazione di non averle solo pensate queste cose. Aveva il terribile sospetto di averle urlate o magari sussurrate…Ma oramai era passato, era capitato.

Pensò al piccolo Jean e a Charlotte e alla sorellina orfana di corpi e di affetti e sentenziò a se stesso: contro quel mondo era meglio mentire a voce bassa.

Era Domenica, il giorno del Signore.

Le chiese erano deserte e nessuno osava entrarvi. “Dove sono finiti quei curiosissimi assembramenti di umanità?”. A Chris piaceva osservarli tutti intenti a pregare Dio che li salvasse dai loro giudici e dai loro avvocati, da chi li sfruttava e chi li difendeva.

Operai smembrati dalla fatica, vecchie e giovani madri con il volto scavato dal freddo e dalla fame e non solo, raccontavano a Dio le loro storie, dalla seconda fila di panche in chiesa:

“quando la piccola Cecilie, con gli occhioni accesi e lucidi, ti chiede un pezzo di pane e tu non glielo puoi dare perché non ce l’hai. Quando trovi un pezzo di pane e non mangi da sei giorni, lo dai a Cecilie, rischiando di morire o forse solo desiderandolo. Cecilie è figlia di tutte quelle giovani e vecchie madri. È figlia loro, capisci? E sarebbero pronte a morire anche subito pur di vedere gli occhi di Cecilie vivi come se fosse felice, come se la sua inconsapevole sofferenza potesse diventare un po’ più accettabile. Ma loro hanno Dio…”

Ecco dove si erano nascosti tutti i preganti: erano solo usciti dalle cattedrali per andare in banca.

Erano tutti in banca, quella Domenica scura e interminabile. A fare la fila tra parole sconosciute e numeri ignoti, proprio loro che non sapevano contare.

Chris si accorse che quella Domenica Dio aveva risposto con la nebbia. Una nebbia fitta e densa fino a essere inquinata.

Chris non crede in Dio; crede piuttosto che esistano le stelle e che esista la ghiaia e che tutto gira vorticosamente attraendosi e respingendosi in base a rapporti divini tra elementi lontani e vicini: era un poeta, ma non era stupido.

I preti uscirono dalle cattedrali, armati di fucili e crocefissi. Volevano versare del sangue, riportare le anime alla casa del padre…Il Dio in cui Chris credeva avrebbe riso.

Nelle tasche delle loro uniformi, portavano delle bibbie.

Dal tetto da cui Chris osservava la vita scorrere con un certo attrito sul mondo non si riusciva a vedere bene se fosse proprio una bibbia; ma uno dei preti, con il crocefisso puntato verso il cielo, estrasse il Libro e Chris non poté che provare un senso di decadimento interiore e di frustrazione fisica.

I preti, tutti i preti, avevano bucato la bibbia per provare i loro fucili…

Chris, forse un po’ sconfortato iniziò a pensare, quasi a volare (seppur rasoterra) con il pensiero:

“Dio creò l’uomo a sua immagine”. Pensò fosse bello. “Io a immagine di Dio!”.

“Ma chi l’ha scritta questa frase? L’uomo. Non Dio.” L’aveva scritta l’uomo quella frase, paragonandosi senza modestia al suo Dio.

“Dio forse ha creato l’uomo; ma l’uomo, il figlio di Dio, ha creato Dio e l’ha fatto solo per inventare se stesso.

L’uomo ha scritto la bibbia, il più antico romanzo del mondo, unicamente per una fàtica paura di essere un giorno parte dell’oblio, fottendosene di Dio”.

Rise qualche instante e il fiato che sbuffò dalla sua bocca prese forma a contatto con il freddo della neve di Dicembre: “Noi non preghiamo per capirlo o per amarlo…noi lo supplichiamo. Lo supplichiamo perché ci aiuti a tirare avanti, non a vivere, ma a sopravvivere.

“Cosa ci importa di Dio per come è, ci preoccupiamo solo di noi stessi”.

Allora Chris capì che la questione stava da un’altra parte; la questione non è solo sapere se Dio esiste, ma se Noi esistiamo…”.

…Riecco la realtà cruda e secca del mondo. Chris vide che nel parco delle Tuileries sfilava un plotone di soldati contro i rivoltosi festanti, soprannominati “gli idioti dello spettacolo di Place de la Concorde”. Ragazzi contro ragazzi mentre dalle finestre i politici dell’una e dell’altra compagine scommettevano come fosse un combattimento tra bestie.

Gaston fa il soldato. Lo hanno strappato alla sua vita, all’Amore come fosse un fiore a fine estate. Gli hanno mentito, gli hanno detto che gli ideali sono ideali e che lo Stato, come l’ideale, va difeso.

Eudes fa il rivoluzionario. Lo hanno strappato alla sua vita, all’Amore come fosse un fiore a fine estate. Gli hanno mentito, gli hanno detto che gli ideali sono ideali e che lo Stato, il Terzo Stato, come l’ideale, va difeso.

Chris ricordò di quel suo amico filosofo, Jean Paul, che un giorno gli disse che le ideologie sono libertà quando si fanno e oppressione una volta fatte.

Che tipo Jean Paul…Una volta morì e, di fronte a Dio, disse: ” Chi sei tu per giudicare il mio operato?”. Che tipo Jean Paul…

I soldati e i rivoluzionari portavano con sé  i propri testamenti. Volevano, tutti, nessuno escluso, essere seppelliti insieme alle idee per cui si erano fatti uccidere da ragazzi come loro. Lo desideravano da tanto erano stati spinti ad amare un passato o un futuro!

Il becchino che Chris poté ammirare all’opera quel bianco giorno di Dicembre stava già battendo la terra per preparare innumerevoli e redditizie sepolture: che giorno felice, per lui…

Chris urlò il nome di Charlotte. Lei era già arrivata in fondo a Rue Allent ma si voltò. Iniziò a correre verso Chris con l’anima in mano. Lei che vendeva il corpo adesso regalava un’anima. Chris ne fu lieto.

Si sedettero vicini, Chris accanto a Charlotte, fin quasi a entrarsi dentro, e fissarono il cielo viola che sovrastava la nebbia di Dio.

Rimasero in silenzio ognuno con i suoi ricordi: dal tetto o dalla strada.

Era tutto a posto…tutti i grammi di vita erano tornati densi.

Chris e Charlotte, Jean e la sorellina, le madri e Cecilie, Gaston ed Eudes…tutti, in una Domenica, impararono che un Amore combatte ma non si piega. Mai.

                                                                                          Un’ennesima storia di,

                                                                                                Alfred Julius Ayer

 

Linda guida una Smart 24 ottobre 2009

Filed under: Rime & Poesie — ajayer @ 13:04
Tags: , , , , , , , , ,
...traffico che limita il tempo...FERMATI!

...traffico che limita il tempo...FERMATI!

Linda traffica nel traffico:

E’ quasi tragico che sprechi frazioni di vita,

seduta su rifiniti interni in pelle,

accarezzando un volante in radica,

e contemplando il suono di un’autoradio.

“Ma dove corri?”…

Tiempo.

Mette in ordine oggetti che sposterà tra un attimo, Linda,

guida ferma, telefona per avvisare di un ritardo…

Tiempo.

Aspetterà, aspetterà, come l’hai aspettato tu,

ti calmerà e ti regalerà un abbraccio…

per la più bella del reame.

 

                                                                                                                        A.J.Ayer

 

Spaghetti di Noia 17 ottobre 2009

Filed under: Rime & Poesie — ajayer @ 10:26
Tags: , , , , , , , , , , , ,

“Hai trovato parcheggio?”;

Corriamo lentamente, tu ed io,

al cinema c’è l’ultimo film di …

Trascorriamo insieme, tutti insieme,

tra un caffè macchiato, un ginseng e un aperitivo

questi rapidi spazi di vita: noia.

Con una cena cinese tra amici coloriamo Milano

e dietro i nostri doppivetri, per sbaglio, smantelliamo certi nostri sogni.

“Scusi, lei che numero ha?”; dal panettiere:

come profughi. “Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

così mi trascino fino a sera;

un Metro, sottoterra come i vermi”.

Stanco ti butti sul letto: un abbraccio e preghi di essere te stesso…

Poi quel pensiero: ” ma avrò chiuso la macchina?”.

 

                                                                                                                          A.J.Ayer

 

Viva la Vida, la Morte e tutti i loro Amici 14 ottobre 2009

Filed under: Prose,Racconti — ajayer @ 20:53
Tags: , , , , , , , , , , ,

Archi incessanti suonano la fine di questo inizio.

C’era una volta un re. Appunto: “c’era…”.
Oggi, dopo che la sorte, gli dei e gli amici gli hanno voltato le spalle, se ne stà in cima alla scogliera e fissa il mare. Potrebbe fissare anche il deserto ma in fondo è come se già lo stesse facendo.
La libertà che giuda il popolo lo ucciderà, reclamerà la sua testa su un vassoio e il suo sangue in un calice. La libertà…

Il re ha smesso di starsene seduto su un trono, uno dei tanti, e solo ora si accorge di quanto il mondo gli sia scivolato addosso senza andare a segno, senza colpirlo; solo ora il re parla, senza ordinare niente, con la vita…

Era abituato a guidare il mondo; mari, monti e pianure si sarebbero sollevate a un suo ordine. Questa mattina però, il re si ritrova, forse per la prima volta in vita sua, ad osservare il mondo nella sola compagnia di se stesso; a guardare quello stesso mondo che un tempo era suo…
Era potente e per questo giocava. Giocava con le anime, con la materia, come se stesse giocando a dadi. Aveva sempre provato sensazioni di potenza nel leggere la paura negli occhi dei suoi nemici; si era sempre divertito nel vederli morire.
Ma quella mattina, alle sue spalle, la folla e gli eletti cantavano e scrivevano la sua orazione funebre: “Il vecchio re è morto! Lunga vita al re”.
In fondo la folla ancora non sapeva che morto un re, democraticamente se ne elegge sempre un’altro.

Il Re provò per la prima volta nel delirio della sua vita una sensazione vicina alla paura. “Un attimo fa avevo le chiavi del mondo, e solo Dio me le poteva  portare via” pensò, “e ora mi trovo qui, nell’universo di questa scogliera, dove mura di uomini mossi dall’odio mi opprimono”.
Si fermò un istante. Si tolse la corona e la pose sulla testa di un ignaro fanciullo, forse un pescatore, che passava vicino alla scogliera.
- Tu sarai re – disse con voce tremante, con le lacrime in gola. Poi, ripreso fiato aggiunse – ma non sarai mai padrone di un cazzo! – .
Aveva capito tutto: i suoi castelli, le sue terre e il suo potere avevano sempre poggiato, da generazioni, su pilastri di sale e su colonne di finissima sabbia. Lo stesso sale che vendeva al continente a prezzi altissimi, la stessa sabbia che lo aveva protetto dagli attacchi di regnanti che aveva sempre chiamato ‘nemici’…
Si rese conto che stavolta non ci sarebbe stato quel vento divino e ragale ad aprirgli le porte della vita, a salvarlo da un imminente destino. In lontananza la folla in rivolta e con il desiderio di uccidere suonava ritmicamente tamburi per farsi coraggio. Il re, per andare a morire, non ne aveva bisogno.
Ci vuole più coraggio a morire che a uccidere.

Si fissò riflesso nei suoi medesimi ricordi e non potè credere a quello che era diventato: un uomo con un problema…

- Rivoluzionari, aspettate! – gridò, mentre le gambe gli tremavano e il cuore iniziava a pulsare con ritmo maggiore a quello crescente dei ‘tamburi della morte’. – Prendetevi la mia testa, ponetela su di un piatto d’argento; e martoriate il mio corpo esanime e decapitato; e nutritevi del mio cuore se lo desiderate. Ma San Pietro rivendica il mio nome! – urlò alla moltitudine cieca di ideologie, rabbia e giustizia.

In preda ad un ultimo sussulto di vita, mentre i muri di popolo intorno a lui si facevano sempre più spessi, sussurrò – Sono solo un burattino…e con un filo solo… -.

 

Poi, in quell’istante in cui la vita e la coscienza fuggono per il terrore della morte, pensò alla sua regina:

“Ho sentito suonare le campane di Gerusalemme.
I cori di un Calvario romano stanno cantando:
“che tu sia il mio specchio, la mia spada, il mio scudo e
i miei emissari in terra straniera”.
Per ragioni che non mi so spiegare
Da quando sei andata il mondo non è più onesto; non è più un mondo onesto.
Questo persino quando io guidavo il mondo…”

“Alla fine della partita, Re e pedoni finiscono nella stessa scatola”                                                                                                                                                           

                                                                                  Proverbio italiano

                                                                                                                                                               di, A.J.Ayer

               A.J.Ayer

 

Dei ed Eroi 13 ottobre 2009

Filed under: Prose,Racconti — ajayer @ 14:02
Tags: , , , , , , , , , ,

Un giorno un Dio incontrò Un Eroe. Un giorno un uomo incontrò una donna.

Dio e l’Eroe iniziarono a parlare. Andavano avanti a parlare di tutto per ore; giocavano alla vita…come se stessero giocando con i mattoncini. Lentamente costruivano, progettavano, creavano e consumavano unendo la fantasia con la realtà. Roba da Dei ed Eroi…

Una mattina di sole, Dio, colto da improvvisa tristezza si gettò nel panico come un tuffatore olimpico che punta all’oro: aveva il terrore che quella conversazione potesse finisse; che lei potesse voler affrontare, un giorno ignoto persino agli Dei,la battagia della vita. Senza di lui! 

Possono verificarsi incomprensioni quando si parla sotto effetto dell’emozione, si intenda…

Ma l’Eroe, forse per istinto o forse per Amore, con parole semplici, tranquille, accoglienti, recuperò la felicità, in un giorno dove non sarebbe mai divuta mancare…”I cieli neri intorno a noi sono soltanto nuvole, che dolcemente soffi via, e niente può far male più. Lo sai?…”

Quel giorno era vento e sole. Dio regalò il vento all’Eroe, perchè lo trovava l’elemento che più le somigliava. Lo stava facendo, Dio, forse per gratitudine ma credo per Amore, verso colei che gli aveva restituito un ‘divino’ attimo di quella felicità; come il bene più prezioso, con semplicità.

“Sei come il vento,

accarezzi,

mi mostri ciò che è più lontano,

regalando confini definiti:

rendi persino il cielo più limpido”

 

Una mattina in Moscova…

 

                                                                                                                                       A.J.Ayer

 

Hemingway 11 ottobre 2009

Filed under: Prose — ajayer @ 17:17
Tags: , , , , , , , , , ,
Il vecchio e il mare

Il vecchio e il mare

Alis stava in piedi sul sentiero che dal baretto conduceva verso l’oceano. Era nervosa e quel mese di Maggio certamente non l’aveva aiutata a superare le difficoltà della vita: della sua vita.
Passeggiava, Alis, nella tranquillità che Cuba raramente è in grado di offrire; passeggiava verso la barca che l’avrebbe ricondotta in Europa con l’intimo desiderio che l’oceano, in quel Giugno tropicale, placasse i suoi nervi.
“L’oceano” pensava Alis, “era sempre pronto ad offrire un’altra spiaggia su cui approdare; era sempre pronto ad accogliere nel suo rabbioso spumeggiare l’odio dei mortali”.
A braccetto con questa misera speranza, Alis salì sull’imbarcazione e prese immediatamente posto nella cabina numero ventisette. Si sdraiò sul letto e le venne in mente che doveva sentirsi un po’ affamata: non mangiava da tre giorni. “Via la rabbia, via l’odio, via la fame…”.
Se non ci fosse riuscito l’oceano, almeno le restava ancora un’altra pagina…

“Stai tranquilla, non e’ niente;
e’ solo vita che entra dentro.
Il fuoco che ti brucia il sangue:
quella e’ l’anima.
Puo’ anche non piacerti il mondo
o forse a lui non piaci te,
comunque questa e’ un’altra storia
questo e’ Hemingway”

Nello stesso Giugno, nello stesso anno, qualcuno fissava il mare. Non da Cuba, ma dalle mutevoli coste catalane.
Sdraiato laddove la collina si poggiava dolcemente sul mare, nel “Parc de Montjuic”, Ernest fissava il mare passeggiando tra i ricordi. Barcellona gli aveva sempre fatto quest’effetto.
Ernest era in città (gioiello catalano!) da tre giorni, ma questo lui non poteva ricordarlo. Portava con se solo un’immagine e un sapore: tori e tequila.
L’arena era tutta in piedi e, dopo interminabili istanti in cui l’aria pareva immobile, il mattatore chiese il suo tributo alla folla. Quando Ernest iniziò ad applaudirlo nel delirio collettivo bevve l’ultimo bicchiere di tequila ‘sale e limone’ nella speranza che quel filtro potesse rimuovere i ricordi di una vita: acqua tra le dita.
Se non ci fosse risucita la tequila, almeno gli restava ancora un’altra pagina…
 

“Ma stai tranquillo non e’ niente;
e’ solo vita che entra dentro.
Il fuoco che ti brucia il sangue:
quella e’ l’anima.
Puo’ anche non piacerti il mondo
o forse a lui non piaci te,
comunque questa e’ un’altra storia
e’ solo Hemingway”

(Grazie ai Negrita per aver composto quel capolavoro rappresentato dalla canzone “Hemingway”, nell’album “Radio Zombie” del 2001 dal quale ho preso spunto per raccontarvi questa storia).

                                                                                                                                             A.J.Ayer

 

Gli uomini di vetro 11 ottobre 2009

Filed under: Rime & Poesie — ajayer @ 16:20
Tags: , , , , , , , , , ,

Ho deciso di cambiare;

 la monotonia rendeva liberi

di essere schiavi: gli uomini di vetro.

Fuggire, come sai,

porta a un queito sopravvivere:

m’hai insegnato che si può fare tutto.

Non ho scelto di venire al mondo,

so già come morire,

e ho scelto di sapere come si vive.

Tragicomico, no?

 

                                                                                              A.J.Ayer

 

 
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.