
Chris scrive da qui...
LA STANZA DAL
CIELO VIOLA
Parigi, 27 Ottobre 1789,
Chris scriveva poesie dai tetti.
Non aveva mai amato la strada: così bassa, così impersonale, così scontata.
Era Dicembre e nella sua soffitta singola dominava un silenzio bianco. L’arredamento della mansarda di Chris era composto principalmente da libri: di ogni genere (non solo letterario, s’intenda…); invece il resto della mobilia era composto da due cassettoni di legno che profumavano la stanza di resina, come fosse un ricordo del bosco di abeti da cui provenivano, e da un letto che adesso, al centro della stanza, era disfatto almeno quanto Chris.
Charlotte, la sua amica puttana, era rimasta da lui per la notte e il sesso, con tutta la confusione che produce, lo aveva calmato.
Lei però ora non c’era più; era uscita nel bianco della neve ed era una farfalla che, davanti alla luce, proietta le sue ombre sul mondo.
Lui era andato sul tetto per guardarla allontanarsi, piccolo puntino nero in un mare candido e meschino.
C’era neve…una neve bianca.
Lo sguardo di Chris era clinico. Adorava guardare il mondo dal suo tetto e si nutriva della vita che bruciava nelle strade vista da lassù.
In quel momento si accorse che la folla ai suoi piedi stava congelando; si accorse che i bambini, vestiti con stracci e cappotti rammendati, battevano i denti per il freddo assassino e per la stanchezza delle sedici ore di lavoro che erano costretti ad affrontare in fabbrica. La mattina, ancora assonati, venivano portato in braccio dai genitori infreddoliti (fortuna di pochi, averli) ai cancelli delle fabbriche.
Il mondo e il tempo non sono luoghi di Giustizia.
Lo capì vedendo che dietro le calde finestre, i governanti, i custodi di Dio e i difensori del popolo, proprio quelli che adoravano usare parole come ‘comune’, ‘uguaglianza’ e ‘giustizia’, che fissavano le scene di disperazione senza smettere di fare colazione: “quanto zucchero? Tè o caffè? Macchiato? Quanto latte? Mi passa i biscotti?”.
Nel frattempo, Jean, otto anni, iniziava a morire: per la fame e per il freddo, coprendo con il suo corpicino la sua sorellina, Alìs. Mamma e papà non c’erano e, pensò Chris piangendo, forse non c’erano mai stati.
Le lacrime che Chris versò per Jean il bambino, per Jean il fratello, per Jean l’eroe gli ricordarono che la vita è dura.
Ma dal suo tetto, nella Rue Allent, attraverso i giardini delle Tuileries, scorgeva un movimento festante Place de la Concorde; gente in maschera. Ammiragli, pirati, papi e regnanti ballano nella stessa piazza al ritmo di Mozart.
Chi sorridesse e chi piangesse dietro a quelle maschere, non interessò più di tanto Chris. Aveva la mente altrove.
“ Un carnevale del mondo che sta congelando; quelli che possono e quelli che contano festeggiano come idioti una qualche vana ricorrenza: tutte scuse per non pensare alla morte, vostra e delle vostre coscienze”.
Chris ebbe la sensazione di non averle solo pensate queste cose. Aveva il terribile sospetto di averle urlate o magari sussurrate…Ma oramai era passato, era capitato.
Pensò al piccolo Jean e a Charlotte e alla sorellina orfana di corpi e di affetti e sentenziò a se stesso: contro quel mondo era meglio mentire a voce bassa.
Era Domenica, il giorno del Signore.
Le chiese erano deserte e nessuno osava entrarvi. “Dove sono finiti quei curiosissimi assembramenti di umanità?”. A Chris piaceva osservarli tutti intenti a pregare Dio che li salvasse dai loro giudici e dai loro avvocati, da chi li sfruttava e chi li difendeva.
Operai smembrati dalla fatica, vecchie e giovani madri con il volto scavato dal freddo e dalla fame e non solo, raccontavano a Dio le loro storie, dalla seconda fila di panche in chiesa:
“quando la piccola Cecilie, con gli occhioni accesi e lucidi, ti chiede un pezzo di pane e tu non glielo puoi dare perché non ce l’hai. Quando trovi un pezzo di pane e non mangi da sei giorni, lo dai a Cecilie, rischiando di morire o forse solo desiderandolo. Cecilie è figlia di tutte quelle giovani e vecchie madri. È figlia loro, capisci? E sarebbero pronte a morire anche subito pur di vedere gli occhi di Cecilie vivi come se fosse felice, come se la sua inconsapevole sofferenza potesse diventare un po’ più accettabile. Ma loro hanno Dio…”
Ecco dove si erano nascosti tutti i preganti: erano solo usciti dalle cattedrali per andare in banca.
Erano tutti in banca, quella Domenica scura e interminabile. A fare la fila tra parole sconosciute e numeri ignoti, proprio loro che non sapevano contare.
Chris si accorse che quella Domenica Dio aveva risposto con la nebbia. Una nebbia fitta e densa fino a essere inquinata.
Chris non crede in Dio; crede piuttosto che esistano le stelle e che esista la ghiaia e che tutto gira vorticosamente attraendosi e respingendosi in base a rapporti divini tra elementi lontani e vicini: era un poeta, ma non era stupido.
I preti uscirono dalle cattedrali, armati di fucili e crocefissi. Volevano versare del sangue, riportare le anime alla casa del padre…Il Dio in cui Chris credeva avrebbe riso.
Nelle tasche delle loro uniformi, portavano delle bibbie.
Dal tetto da cui Chris osservava la vita scorrere con un certo attrito sul mondo non si riusciva a vedere bene se fosse proprio una bibbia; ma uno dei preti, con il crocefisso puntato verso il cielo, estrasse il Libro e Chris non poté che provare un senso di decadimento interiore e di frustrazione fisica.
I preti, tutti i preti, avevano bucato la bibbia per provare i loro fucili…
Chris, forse un po’ sconfortato iniziò a pensare, quasi a volare (seppur rasoterra) con il pensiero:
“Dio creò l’uomo a sua immagine”. Pensò fosse bello. “Io a immagine di Dio!”.
“Ma chi l’ha scritta questa frase? L’uomo. Non Dio.” L’aveva scritta l’uomo quella frase, paragonandosi senza modestia al suo Dio.
“Dio forse ha creato l’uomo; ma l’uomo, il figlio di Dio, ha creato Dio e l’ha fatto solo per inventare se stesso.
L’uomo ha scritto la bibbia, il più antico romanzo del mondo, unicamente per una fàtica paura di essere un giorno parte dell’oblio, fottendosene di Dio”.
Rise qualche instante e il fiato che sbuffò dalla sua bocca prese forma a contatto con il freddo della neve di Dicembre: “Noi non preghiamo per capirlo o per amarlo…noi lo supplichiamo. Lo supplichiamo perché ci aiuti a tirare avanti, non a vivere, ma a sopravvivere.
“Cosa ci importa di Dio per come è, ci preoccupiamo solo di noi stessi”.
Allora Chris capì che la questione stava da un’altra parte; la questione non è solo sapere se Dio esiste, ma se Noi esistiamo…”.
…Riecco la realtà cruda e secca del mondo. Chris vide che nel parco delle Tuileries sfilava un plotone di soldati contro i rivoltosi festanti, soprannominati “gli idioti dello spettacolo di Place de la Concorde”. Ragazzi contro ragazzi mentre dalle finestre i politici dell’una e dell’altra compagine scommettevano come fosse un combattimento tra bestie.
Gaston fa il soldato. Lo hanno strappato alla sua vita, all’Amore come fosse un fiore a fine estate. Gli hanno mentito, gli hanno detto che gli ideali sono ideali e che lo Stato, come l’ideale, va difeso.
Eudes fa il rivoluzionario. Lo hanno strappato alla sua vita, all’Amore come fosse un fiore a fine estate. Gli hanno mentito, gli hanno detto che gli ideali sono ideali e che lo Stato, il Terzo Stato, come l’ideale, va difeso.
Chris ricordò di quel suo amico filosofo, Jean Paul, che un giorno gli disse che le ideologie sono libertà quando si fanno e oppressione una volta fatte.
Che tipo Jean Paul…Una volta morì e, di fronte a Dio, disse: ” Chi sei tu per giudicare il mio operato?”. Che tipo Jean Paul…
I soldati e i rivoluzionari portavano con sé i propri testamenti. Volevano, tutti, nessuno escluso, essere seppelliti insieme alle idee per cui si erano fatti uccidere da ragazzi come loro. Lo desideravano da tanto erano stati spinti ad amare un passato o un futuro!
Il becchino che Chris poté ammirare all’opera quel bianco giorno di Dicembre stava già battendo la terra per preparare innumerevoli e redditizie sepolture: che giorno felice, per lui…
Chris urlò il nome di Charlotte. Lei era già arrivata in fondo a Rue Allent ma si voltò. Iniziò a correre verso Chris con l’anima in mano. Lei che vendeva il corpo adesso regalava un’anima. Chris ne fu lieto.
Si sedettero vicini, Chris accanto a Charlotte, fin quasi a entrarsi dentro, e fissarono il cielo viola che sovrastava la nebbia di Dio.
Rimasero in silenzio ognuno con i suoi ricordi: dal tetto o dalla strada.
Era tutto a posto…tutti i grammi di vita erano tornati densi.
Chris e Charlotte, Jean e la sorellina, le madri e Cecilie, Gaston ed Eudes…tutti, in una Domenica, impararono che un Amore combatte ma non si piega. Mai.
Un’ennesima storia di,
Alfred Julius Ayer