Il Secondo Passo

"Io sono una lumaca innamorata dell'arcobaleno: dentro"

Tanto per Cominciare 10 maggio 2009

Tanto per cominciare sono già a metà dell’opera. E pensare che a me l’opera non è mai piaciuta. Questa musica antica, gloriosa, rotonda che striscia sulle orecchie come un fluido viscoso che, penetrando, riesce a sciogliere i pensieri. Cosa sono i pensieri non lo so; scontri tra atomi o impulsi elettrici sono alla base di ogni patica e di ogni teoria, sono alla base di ogni rappresentazione umana nella sua interezza: sono il punto di partenza.

Il primo passo, appunto.

Poi un giorno, spesso per errore, ti capita di scontrarti con il mondo che ti circonda; ed ecco che i pensieri prendono vita nelle azioni, in tutte le azioni, e tu, roboticamente, esegui degli ordini, esegui il volere di quegli impulsi elettrici come fossi una belva dissennata. Lasci che il tuo stesso volere sia condizionato da questi misteriosi scontri tra atomi. Accetti il tuo destino di uomo libero, senza davvero capire che la tua mente è un cammino, che ti incatena a un percorso fatto di piccoli ma preziosissimi passi.

Un passo. Un passo. Un passo.

Poi d’improvviso arriva quell’anima nata per insegnare ai mortali cosa sia la realtà; solo allora ciò che vedi, ciò che mangi, ciò che respiri e persino ciò che ascolti diventa più chiaro e allo stesso tempo più irraggiungibile.

Non sono qui per insegnati il primo passo verso la felicità; sono qui per insegnarti il secondo passo verso la vita, perchè fino ad ora hai vissuto da bestia, risparmiandoti la fatica di essere uomo.

 

La Formula della Felicità 27 dicembre 2009

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Ore 14.30, Milano, Galleria di Piazza Duomo.

Io e il fiero Leo passeggiamo distratti di fronte alla Feltrinelli senza un obbiettivo preciso, ma solo con il desiderio di passare del tempo in giro, insieme, cose tra amici.

La gente affolla gli ingressi mentre noi contempliamo un cartellone pubblicitario di un film appena uscito. Ci scambiamo qualche commento con un vocabolario consono al momento.

Tutto normale. Tutto quotidiano.

Finchè un umano altro poco più di me, con il volto magro e lo sguardo vivo, si avvicina e miconsegna, quasi furtivamente, come fosse un contrabbando, un bigliettino. Mi volto e anche Leo ora lo possiede.

“Cos’è?”, “Solita pubblicità?”

E’ la Formula della Felicità! Poi svanisce nella folla.

Non ha voluto denaro, no ci ha rubato il portafogli, non ci ha voluto vendere nulla. Non ci ha fatto ne bene nè male, nè dolce nè amaro. Ci ha soltanto consegnato un fogliettino con scritto a caratteri colorati:

Nam-mioho-renghe-chio

 

 

La Guerra 27 dicembre 2009

Viviamo la guerra all’ora di cena;

la TV è uno strumento che ti fa vedere la realtà senza viverla.

                                                                                                                 Misticismo di,

                                                                                                                                  A.J.Ayer

 

Poema di Vita e Morte, senza Miracoli 27 dicembre 2009

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Quando il cielo si aprirà,

bagnato dalla pioggia del piacere,

io sarò come un uomo,

sbalordito

crederò di vedere la fine del mondo.

Venere gelosa, Dio stesso, ti hanno portata via.

So di non meritarti e di non meritarlo:

il mare, il sole, mediterraneo…

Il te vedo il Futuro:

vita.

 

Omaggio Ombrosso, frutto acerbo di Riflessioni e Rifrazioni, alla Bellezza 27 dicembre 2009

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Bellezza,

arma violenta della materia,

che àrbitri la mente e l’istinto,

sei solo fendente dell’anima,

sei solo felicità nel sorridere.

Sei tu,

con il tuo apparire,

che hai rapito anche gli Dei.

                                                                                     Esperimento Ermetico Neoclassico di,

                                                                                                        A.J.Ayer

 

Lui, Carlo & L’ego 22 novembre 2009

Ringrazio Carlo Fath per aver parlato di me prima di me.

Non esistono case sufficientemente grandi,
da potere contenere tutte queste cianfrusaglie,
costruite, trasportate, comperate, rivendute.
Non mi interessano
telepromozioni di affaroni garantiti,
le vetrine di stilisti con le firme sui vestiti.

Non mi interessano i consigli per gli acquisti,
io mi diverto ad ascoltare i miei dischi;
Non mi interessano i bollini della spesa,
saranno anni che non vado più in chiesa.

Dove son finiti tutti quei mattoni colorati,
quanti menti son cresciute, quanti sogni irrealizzati.
Quando ero piccolo,
giorni interi trascorrevo a costruire con il Lego
e ancora non sapevo a cosa stavo andando incontro…

Ora che sono diventato un adulto
non mi riesco più a guardare allo specchio,
della televisione proprio me ne frego
io mi diverto a costruire l’Ego.

Dimmi cos’è che non va,
con me stesso,
dimmi qual è il meccanismo che è rotto,
e dammi un ricambio perfetto
così la smetto:
la smetto di riflettere, di ragionare, di cercare di capire, il senso delle cose.

Non mi interessano i consigli per gli acquisti,
io mi diverto ad ascoltare i miei dischi;
non mi interessano i bollini della spesa,
saranno anni che non vado più in chiesa.

Ecco l’ennesimo spunto per pensare a quello che siamo di,

                                                                                                                     Alfred Julis Ayer

 

ALBERT EINSTEIN: Assolutamente relativo! 22 novembre 2009

“Ci sono due modi per vivere la tua vita: uno è credere che nulla sia un miracolo, l’altro è credere che tutto sia un miracolo”

                                                                          Albert Eistein

Se tutto è relativo il mondo è un posto migliore, ma non un posto sicuro.

Tutto questo non ha senso.

La relatività morale annulla il bene e il male, la gioia e la felicità. Annulla la vita e annulla ogni verità sulla morte.

La morte è la più vasta democrazia del mondo. Sconfigge il potere, quite dell’anima;

Dopo la morte c’è il nulla, se non hai ancora scoperto chi sei.

…Ma se tutto è relativo tutto questo ragionamento non ha senso…

assolutamente.

                                                                                                          Paradossi di,

                                                                                                          A.J.Ayer

 

 

Ermetici squiLibri 12 novembre 2009

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Montale

ermetici squiLibrI

O voi ch’avete li intelletti sani

mirate la dottrina che s’asconde

sotto ‘l velame de li versi strani

Commedia di Dante Alighieri, Inferno IX, 61-63

 

 

 

Verrà un tempo,

che è già polvere di mille memorie,

in cui Dei, Bardi ed Eroi

geleranno il loro frenetico fremere.

(Tam magis…magno fremito fit murmure!)

Oggi è un giorno di festa:

gli Dei si scambiano segni di pace

mentre in piazza

(Buco nero tra libertà e sangue!)

Gli Eroi si avventano sugli avanzi

Di una masticata cena divina.

I Bardi, avvolti dai fumi di questi tempi fragili,

piangono lacrime acide,

che scavano in volto trincee,

che conducono alla cecità:

(benedetta psicoanalisi)

Davvero non abbiamo il tempo

Per fissare gli autografi

Di questa primavera

Sui rami dei ciliegi?

Poi la radio:

while the shy guys,

with tired eyes,

eat screens with unwinged skies,

a poor man, young or child,

unearthing food from fragile

graves,

silently and pecefully dies.

                                                                                  A.J.Ayer

 

1 Novembre 2009 – per Alda Merini 5 novembre 2009

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La stanza dal cielo Viola 28 ottobre 2009

Montmartre e i tetti di Parigi

Chris scrive da qui...

LA STANZA DAL

CIELO VIOLA

 

Parigi, 27 Ottobre 1789,

Chris scriveva poesie dai tetti.

Non aveva mai amato la strada: così bassa, così impersonale, così scontata.

Era Dicembre e nella sua soffitta singola dominava un silenzio bianco. L’arredamento della mansarda di Chris era composto principalmente da libri: di ogni genere (non solo letterario, s’intenda…); invece il resto della mobilia era composto da due cassettoni di legno che profumavano la stanza di resina, come fosse un ricordo del bosco di abeti da cui provenivano, e da un letto che adesso, al centro della stanza, era disfatto almeno quanto Chris.

Charlotte, la sua amica puttana, era rimasta da lui per la notte e il sesso, con tutta la confusione che produce, lo aveva calmato.

Lei però ora non c’era più; era uscita nel bianco della neve ed era una farfalla che, davanti alla luce, proietta le sue ombre sul mondo.

Lui era andato sul tetto per guardarla allontanarsi, piccolo puntino nero in un mare candido e meschino.

C’era neve…una neve bianca.

Lo sguardo di Chris era clinico. Adorava guardare il mondo dal suo tetto e si nutriva della vita che bruciava nelle strade vista da lassù.

In quel momento si accorse che la folla ai suoi piedi stava congelando; si accorse che i bambini, vestiti con stracci e cappotti rammendati, battevano i denti per il freddo assassino e per la stanchezza delle sedici ore di lavoro che erano costretti ad affrontare in fabbrica. La mattina, ancora assonati, venivano portato in braccio dai genitori infreddoliti (fortuna di pochi, averli) ai cancelli delle fabbriche.

Il mondo e il tempo non sono luoghi di Giustizia.

Lo capì vedendo che dietro le calde finestre, i governanti, i custodi di Dio e i difensori del popolo, proprio quelli che adoravano usare parole come ‘comune’, ‘uguaglianza’ e ‘giustizia’, che fissavano le scene di disperazione senza smettere di fare colazione: “quanto zucchero? Tè o caffè? Macchiato? Quanto latte? Mi passa i biscotti?”.

Nel frattempo, Jean, otto anni, iniziava a morire: per la fame e per il freddo, coprendo con il suo corpicino la sua sorellina, Alìs. Mamma e papà non c’erano e, pensò Chris piangendo, forse non c’erano mai stati.

Le lacrime che Chris versò per Jean il bambino, per Jean il fratello, per Jean l’eroe gli ricordarono che la vita è dura.

Ma dal suo tetto, nella Rue Allent, attraverso i giardini delle Tuileries, scorgeva un movimento festante Place de la Concorde; gente in maschera. Ammiragli, pirati, papi e regnanti ballano nella stessa piazza al ritmo di Mozart.

Chi sorridesse e chi piangesse dietro a quelle maschere, non interessò più di tanto Chris. Aveva la mente altrove.

“ Un carnevale del mondo che sta congelando; quelli che possono e quelli che contano festeggiano come idioti una qualche vana ricorrenza: tutte scuse per non pensare alla morte, vostra e delle vostre coscienze”.

Chris ebbe la sensazione di non averle solo pensate queste cose. Aveva il terribile sospetto di averle urlate o magari sussurrate…Ma oramai era passato, era capitato.

Pensò al piccolo Jean e a Charlotte e alla sorellina orfana di corpi e di affetti e sentenziò a se stesso: contro quel mondo era meglio mentire a voce bassa.

Era Domenica, il giorno del Signore.

Le chiese erano deserte e nessuno osava entrarvi. “Dove sono finiti quei curiosissimi assembramenti di umanità?”. A Chris piaceva osservarli tutti intenti a pregare Dio che li salvasse dai loro giudici e dai loro avvocati, da chi li sfruttava e chi li difendeva.

Operai smembrati dalla fatica, vecchie e giovani madri con il volto scavato dal freddo e dalla fame e non solo, raccontavano a Dio le loro storie, dalla seconda fila di panche in chiesa:

“quando la piccola Cecilie, con gli occhioni accesi e lucidi, ti chiede un pezzo di pane e tu non glielo puoi dare perché non ce l’hai. Quando trovi un pezzo di pane e non mangi da sei giorni, lo dai a Cecilie, rischiando di morire o forse solo desiderandolo. Cecilie è figlia di tutte quelle giovani e vecchie madri. È figlia loro, capisci? E sarebbero pronte a morire anche subito pur di vedere gli occhi di Cecilie vivi come se fosse felice, come se la sua inconsapevole sofferenza potesse diventare un po’ più accettabile. Ma loro hanno Dio…”

Ecco dove si erano nascosti tutti i preganti: erano solo usciti dalle cattedrali per andare in banca.

Erano tutti in banca, quella Domenica scura e interminabile. A fare la fila tra parole sconosciute e numeri ignoti, proprio loro che non sapevano contare.

Chris si accorse che quella Domenica Dio aveva risposto con la nebbia. Una nebbia fitta e densa fino a essere inquinata.

Chris non crede in Dio; crede piuttosto che esistano le stelle e che esista la ghiaia e che tutto gira vorticosamente attraendosi e respingendosi in base a rapporti divini tra elementi lontani e vicini: era un poeta, ma non era stupido.

I preti uscirono dalle cattedrali, armati di fucili e crocefissi. Volevano versare del sangue, riportare le anime alla casa del padre…Il Dio in cui Chris credeva avrebbe riso.

Nelle tasche delle loro uniformi, portavano delle bibbie.

Dal tetto da cui Chris osservava la vita scorrere con un certo attrito sul mondo non si riusciva a vedere bene se fosse proprio una bibbia; ma uno dei preti, con il crocefisso puntato verso il cielo, estrasse il Libro e Chris non poté che provare un senso di decadimento interiore e di frustrazione fisica.

I preti, tutti i preti, avevano bucato la bibbia per provare i loro fucili…

Chris, forse un po’ sconfortato iniziò a pensare, quasi a volare (seppur rasoterra) con il pensiero:

“Dio creò l’uomo a sua immagine”. Pensò fosse bello. “Io a immagine di Dio!”.

“Ma chi l’ha scritta questa frase? L’uomo. Non Dio.” L’aveva scritta l’uomo quella frase, paragonandosi senza modestia al suo Dio.

“Dio forse ha creato l’uomo; ma l’uomo, il figlio di Dio, ha creato Dio e l’ha fatto solo per inventare se stesso.

L’uomo ha scritto la bibbia, il più antico romanzo del mondo, unicamente per una fàtica paura di essere un giorno parte dell’oblio, fottendosene di Dio”.

Rise qualche instante e il fiato che sbuffò dalla sua bocca prese forma a contatto con il freddo della neve di Dicembre: “Noi non preghiamo per capirlo o per amarlo…noi lo supplichiamo. Lo supplichiamo perché ci aiuti a tirare avanti, non a vivere, ma a sopravvivere.

“Cosa ci importa di Dio per come è, ci preoccupiamo solo di noi stessi”.

Allora Chris capì che la questione stava da un’altra parte; la questione non è solo sapere se Dio esiste, ma se Noi esistiamo…”.

…Riecco la realtà cruda e secca del mondo. Chris vide che nel parco delle Tuileries sfilava un plotone di soldati contro i rivoltosi festanti, soprannominati “gli idioti dello spettacolo di Place de la Concorde”. Ragazzi contro ragazzi mentre dalle finestre i politici dell’una e dell’altra compagine scommettevano come fosse un combattimento tra bestie.

Gaston fa il soldato. Lo hanno strappato alla sua vita, all’Amore come fosse un fiore a fine estate. Gli hanno mentito, gli hanno detto che gli ideali sono ideali e che lo Stato, come l’ideale, va difeso.

Eudes fa il rivoluzionario. Lo hanno strappato alla sua vita, all’Amore come fosse un fiore a fine estate. Gli hanno mentito, gli hanno detto che gli ideali sono ideali e che lo Stato, il Terzo Stato, come l’ideale, va difeso.

Chris ricordò di quel suo amico filosofo, Jean Paul, che un giorno gli disse che le ideologie sono libertà quando si fanno e oppressione una volta fatte.

Che tipo Jean Paul…Una volta morì e, di fronte a Dio, disse: ” Chi sei tu per giudicare il mio operato?”. Che tipo Jean Paul…

I soldati e i rivoluzionari portavano con sé  i propri testamenti. Volevano, tutti, nessuno escluso, essere seppelliti insieme alle idee per cui si erano fatti uccidere da ragazzi come loro. Lo desideravano da tanto erano stati spinti ad amare un passato o un futuro!

Il becchino che Chris poté ammirare all’opera quel bianco giorno di Dicembre stava già battendo la terra per preparare innumerevoli e redditizie sepolture: che giorno felice, per lui…

Chris urlò il nome di Charlotte. Lei era già arrivata in fondo a Rue Allent ma si voltò. Iniziò a correre verso Chris con l’anima in mano. Lei che vendeva il corpo adesso regalava un’anima. Chris ne fu lieto.

Si sedettero vicini, Chris accanto a Charlotte, fin quasi a entrarsi dentro, e fissarono il cielo viola che sovrastava la nebbia di Dio.

Rimasero in silenzio ognuno con i suoi ricordi: dal tetto o dalla strada.

Era tutto a posto…tutti i grammi di vita erano tornati densi.

Chris e Charlotte, Jean e la sorellina, le madri e Cecilie, Gaston ed Eudes…tutti, in una Domenica, impararono che un Amore combatte ma non si piega. Mai.

                                                                                          Un’ennesima storia di,

                                                                                                Alfred Julius Ayer

 

Linda guida una Smart 24 ottobre 2009

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...traffico che limita il tempo...FERMATI!

...traffico che limita il tempo...FERMATI!

Linda traffica nel traffico:

E’ quasi tragico che sprechi frazioni di vita,

seduta su rifiniti interni in pelle,

accarezzando un volante in radica,

e contemplando il suono di un’autoradio.

“Ma dove corri?”…

Tiempo.

Mette in ordine oggetti che sposterà tra un attimo, Linda,

guida ferma, telefona per avvisare di un ritardo…

Tiempo.

Aspetterà, aspetterà, come l’hai aspettato tu,

ti calmerà e ti regalerà un abbraccio…

per la più bella del reame.

 

                                                                                                                        A.J.Ayer